lunedì 31 gennaio 2011

La dura vita di un/a patentando/a.

"La macchina ha 4 ruote...uhm...Falso!"
(Fabrizio Corona all'esame della patente. 
Poche settimane fa.)

Qual è la prima cosa che esclama un fanciullo il giorno del suo diciottesimo compleanno? No, non è "Evvai mai più visite di Pedobear!" ma è "Porca paletta, sì, ora posso prendere la patente!". 
Quello che i neo-diciottenni non sanno, è che alla base di tutto ciò c'è un meccanismo subdolo che fa sembrare la cosa come estremamente seria, quando ti ritrovi con domande del tipo "Il segnale in figura preannuncia una fattoria in aperta campagna" (quello degli animali domestici) oppure "E' regolamentare trovare sulla pavimentazione una scritta di incoraggiamento per i corridori ciclisti" (N.d.A. sono tutte domande vere! provare su WEBpatente per credere! XD). 
Ovviamente mi sono detta: se sono lecite interpretazioni simili, perchè non queste? ...SIGLA!

Il segnale raffigurato invita ad accelerare perché il Dahaka sta distruggendo il mondo.

Il segnale raffigurato indica fondo stradale così tenero che si taglia con un grissino.



Il segnale raffigurato invita i conducenti a gettarsi in acqua.




In vista del segnale in figura, le conducenti con le gambe storte sono pregate di cambiare strada.



Il segnale in figura indica divieto di sgommata.




Il segnale raffigurato preannuncia un eventuale passaggio di omini senza faccia e con la testa a punta. (N.d.A. da piccola lo pensavo davvero!)


Il pannello integrativo in figura preannuncia l'incontro di macchine operatrici alle prese con fiocchi di neve giganti.


In presenza del segnale raffigurato possono transitare solo le auto rosse e nere: le altre non son degne.



In presenza del segnale in figura, chi proviene da un'altra epoca è pregato di tornarci.




Il segnale in figura è indirizzato in particolare ai venditori di caldarroste.




In presenza del segnale in figura, i conducenti sono invitati a fare testamento, poichè vanno incontro alla luce divina.



, dimentica!




In caso di incendio, sopraggiungerà un estintore gigante per salvare tutti quanti.




Che voi ci crediate o no, il segnale in figura significa "Discoteca".




Chi conta gli animali in figura, vince una sedia a gas.




Il segnale in figura preannuncia un'area frequentata da masochisti a cui piace farsi piantare pali là-dove-non-batte-il-sole.



Il segnale in figura indica pericolo di imbattersi in pesci fluttuanti.


Vabè penso farò una seconda puntata. Un LOL a tutti voi, e un saluto accorato agli sconfortati corridori ciclisti! 

P.S. KissMyMicia ha raggiunto le 3000 visite! Uno "ieeee" di gruppo!

domenica 23 gennaio 2011

L'ammore non ha religgione.

"Mò ci sta prendendo gusto questa..."
(Tu su Me)


Ave, prodi lettori. Ordunque, dopo mille peripezie, si è riusciti ad andare a vedere "Che bella giornata". Mi duole dirlo, ma anche stavolta niente battute del pubblico, perchè -stranamente- l'età media era nuovamente 45-50, più un gruppo di nerd che ci azzeccavano come l'impepata di cozze a colazione. Una creatura mitologica il nerd che va a vedere Checco Zalone, capite? Beh, in ogni caso i vicini di poltrona non hanno mancato di distogliere la mia attenzione radicedipiùpiùpiù volte. Domanda: perchè capiti sempre vicino al gruppo di amiche over 30 con la risata di un macaco dal parrucchiere? "Ih-Ih-Ih-Ih", ma che c'è da ridere? Sono i titoli di testa


La trama del film in alcuni punti è simile a Cado dalle Nubi (se non l'avete visto, i vostri occhi non meritano nemmeno KissMyMicia! XD): il protagonista, cozzalo e 'gnurante come pochi, è pugliese (stavolta di Alberobello, mi è sembrato di capire), e proveniente da una famiglia che per un outsider sembrerebbe malavitosa: no, non è così, in tutte le famiglie meridionali c'è uno zio, un cugino, un parente che fa il carabiniere e ti fa passare tutte le multe, a te e a tutti i suoi concittadini, senza necessariamente far parte della SCU. Perché così tutti ti rispettano!


Insomma, sto ragazzo viene raccomandato per diventare addetto alla sicurezza al Duomo di Milano, dove la sua famiglia ha messo le radici, mamma, papà, zio carabiniere e pure il nonno. Morto. Ovviamente, in Cado dalle Nubi dedicava una canzone agli uominisessuali, che sono tali e quali uguali come noi, in un locale gay, e in Che bella giornata vieta l'ingresso al Duomo al Dalai Lama perché porta le zoccolette. In Cado dalle Nubi si innamorava della mitica Marika, ex no-global figlia di uno stupendo leghista (chi se la dimentica l'ampolla con l'acqua della sorgente del Po!), e in Che Bella Giornata si invaghisce di una francese di madre bina che fa la terrorista. Nel primo porta le orecchiette a pranzo a casa di Marika, nel secondo invita a cena un gruppo di terroristi islamici, che siedono amorevolmente a tavola con suo padre, soldato italiano in Afghanistan.


Le battute sono dello stesso stampo in entrambi i film: fanno scompisciare nella stessa misura! Un LOL+ per l'intervento di Caparezza, simpaticissimo, che con la sua band fa cover degli Who, gli Iron, i Rolling Stones, il rock, il punk, psichedelici, ci sono richieste? Nonno Cirruzzo alza la mano. Che confusioooone, sarà perchè ti amoo! E la folla impazzisce. 


Mettendo da parte gli ideali radical-chic, vi esorto tutti ad andarlo a vedere: neanche a me piace l'idea dei film demenziali al cinema, ma provenivo da un periodo lungo ed estenuante, e ieri sera mi sono divertita e mi ha aiutato ad allentare la tensione, perchè il cinema non deve servire anche a questoEppure non ho potuto fare a meno di pensare per tutto il tempo: caspita, quel ragazzo è di Capurso, io a casa sua ci posso arrivare a piedi in dieci minuti, e -a quanto pare- ha guadagnato più di Benigni, dando un bel calcio in culo al federalismo! ...Ma tu vid a stu strunz

venerdì 14 gennaio 2011

Catullo/Lesbia: Bad Romance

Ci sono poche certezze nella vita, ma una di queste è sicuramente la triste fine di qualcuno che entra in un locale e declama alla barista: "Di acqua un bicchiere, o fanciulla, a me dare!". Per non parlare del debito pubblico in italiano dello studente che osa omettere sua sponte tutta la punteggiatura in un compito in classe, sanabile solo con lo smercio dei propri organi. Eppure, miei cari amici, i buoni vecchi latini e greci l'hanno fatto per tutta la vita, e per migliaia e migliaia di versi, ed oggi li studiamo e li consideriamo degli straordinari autori: nessuno mette in dubbio che avessero grande fantasia, ma perché a loro le licenze poetiche sì, e a noi no? 


La verità è che gli studenti a cui tocca espiare la pena della traduzione del greco e/o del latino ben presto capiscono che non hanno avuto, poi, tanto amor proprio dicendo "No mamma, non voglio suonare il piffero trasverso, io voglio andare al classico!", nè hanno fatto un grande affare. Questo, sapete, è perché questi greci/romani erano dei gran giocherelloni: sicuramente giocavano a 
"TABOO PARTI-DEL-DISCORSO VERSION
divertiti con i tuoi amici a comporre poemi in cui sono del tutto assenti i verbi! Hai sempre sognato di tenere un blog con gli aggiornamenti in tempo reale degli oracoli della Pizia, senza doverti curare delle comuni e volgari congiunzioni? Ora puoi! A sole 2 dracme in più, l'espansione "Sposta le virgole a tuo piacimento!", per confondere ulteriormente i tuoi lettori e confermare la tua identità di autore oscuro e superiore
Attenzione, è un prodotto che causa υβριsath e voluptas
Per ulteriori informazioni, rivolgersi al tempio di Asclepio"

All'altro angolo del ring, abbiamo altri simpatici autori (di solito quegli avvinazzati dei greci) che, invece, erano soggetti a scatti fulminei di generosità, che li portava ad impilare 3-4 termini con lo stesso identico significato, oppure righi interi composti solo da parolette che tradotte tutte significano "ebbene pertanto infatti senza dubbio certamente, ma poi però quindi". Eroi indiscussi, il mitico duo μεν e δε.
E questi sono i momenti di ilarità! Insomma, si traduce tutto quel che si trova, al massimo la si dà per endiadi (per gli outsider: una specie di jolly). Parliamo, piuttosto, del calo di zuccheri nel momento in cui si intercetta un congiuntivo, col conseguente panico quando si nota che è preceduto da ut/ωs: e ora? Sarà una finale, una volitiva, una consecutiva, una comparativa, o un errore di stampa? Sì dai...quella t sembra più un ricciolo, il sigma potrebbe essere un cappello...uhm...ha i capelli biondi? E' Bill?


Una volta assegnato un ruolo arbitrario alla congiunzione, rimane, però, da tradurre tutto il resto della frase. Vi riporto, ora, i pensieri medi di uno studente medio che affronta una versione media:
"Uhmz, cerchiamo questo nel vocabolario...ah significa "straordinariamente fico"...*3 righi sotto*...e anche "sbafa-casse-dello-stato a tradimento"...*panico*...vabè lo capirò dal contesto! Andiamo avan...oddio! deseocfilapeidws?? Speriamo sia un avverbio! Ah finalmente il ver...*musica apocalittica in sottofondo*...per Giove! Per tutti i Numi! Perchè a me questa disgrazia? E'...è...un ottativo! Qualunque cosa sia, vada per il condizionale...e quello? *strizza gli occhi guadagnandosi un bonus di 2 gradi di miopia* E' aspro o è dolce? Ma perchè ho comprato il Rocci?". 

Il finale, ora, è duplice:
1. "Chissà questo che signific...*rullo di tamburi*...commilitoni, compagni di sventure, i nostri guai si concludono qui...c'è la frase precisa spiccicata sul vocabolario! *ritornello di "We are the champions*"
2. "Cosa cosa? Piuccheperfetto medio-passivo irregolare con valore resultativo? Basta, mi riempio di scotch biadesivo e vado a fare Lady Gaga in piazza. Scusa, lo mangi quel filetto di manzo? Mi serve per le maniche!"


Risultato: il vero significato era "Cesare combatté valorosamente", e tu hai tradotto "ebbene, quindi, pertanto, non solo il condottiero sia con una quantità non eccessivamente ridotta di valore guerriero sia si recò nel campo di battaglia ma anche senza dubbio". Three is a magic number.
Fatto sta che, per chi esce dal classico e non prende due-tre lauree, l'unico lavoro disponibile è  fare la permanente ai ricci di mare. Allora, dov'è che l'hai messa la lacca?


domenica 9 gennaio 2011

THE TOURIST - Desecrate mode: ON

"Ma chi è sto burino?"
(Angelina Jolie su Raoul Bova)


Con un leggero ritardo, ieri sera la sottoscritta si è recata al cinema a vedere il film sovra-citato, perché non c'era posto per quello di Chezzo Zalone. No, vabè scherzo. Però, insomma, è così. Se vi aspettavate qualcosa sul modello del post su Harry Potter mi dispiace (davvero!) ma non sarà così: quando si va a vedere un film un paio di settimane dopo che è uscito, ormai le ragazzine e i ragazzini cozzaletti lo hanno visto tutti, e i "grandi" rimangono in silenzio durante il film. Pensate che noia. E non ho nemmeno preso i pop-corn!

Il film è il classico post-cinepanettone, arriva con una confezione chic e appetitosa, e un cast super-glamour. La trama è fatta apposta per stimolare i succhi gastrici delle ragazzine e dei trentenni con la sindrome di Vin Diesel: una gran gnocca misteriosa e griffata che finisce su un treno, senza nemmeno una borsetta (e senza il biglietto, a quanto pare), frequentato solo da grandi uomini in carriera con la cravatta scura (probabilmente prelevati dalle fila di Abercrombie&Bitch), e chi si va a scegliere? Lo sfigato che insegna matematica (perchè poi gli sfigati hanno SEMPRE a che fare con la matematica?). Se, poi, i due sono Angelina Jolie e Johnny Depp, les jeux sont faits.


Insomma, alla Jolie pare abbiano regalato un palo nuovo di zecca da tenere conficcato voisapetedove per tutta la durata del film, con i rispettivi effetti collaterali, quali dire per tutto il tempo cose del tipo "Io sono misteriosa", "Io me la tiro", "Non sono al servizio di nessuno", "Il mio uomo è uno stronzo criminale" e "Guardate il mio culo, spacca lo schermo". Johnny Depp, prima della fine del film, fa -appunto- lo sfigatone, che fuma le sigarette elettroniche e legge i libri in versione tascabile, e che non riesce a credere di essere andato oltre l'allacciare le scarpe a una tipa con due orecchini di diamanti grossi come dei calcoli renali. E la prima parte del film è -più o meno- tutta così. Vorrei non parlare delle tentate battute incredibilmente tristi, tipo il gioco di parole vorace-procace.

Dal momento in cui arrivano in una Venezia finemente ripulita per l'occasione, il film raggiunge i picchi di improbabilità più alti: Christian De Sica è un commissario serissimo che intrappola il tipetto (tra l'altro: Frank TUPELO, che cazzo di nome è?) vendendolo alla concorrenza, Neri Marcorè che fa il receptionist al Danieli, Frassica che fa il brigadiere, e Raul Bova che ci prova con la Jolie -ovviamente- prontamente spedito a casa in bianco. No, non è PES 2027, l'hanno fatto davvero, per ragioni ignote.


Vorrei, ora, spendere qualche parola sui palesi riferimenti: il primo riguarda la scena in cui Depp scappa sui tetti di Venezia. Già vi ricorda qualcosa, vero? Sennò, vi aiuto io. Citato anche dalla Jolie incappucciata. Eeeeeh, se la son cercata. Secondo riferimento, siamo alla scena finale: "Hai la fronte più alta!" "Me la son tirata su!", "Hai la voce diversa!" "Ho urlato come un cozzalo tutto il tempo!", "Hai le basette più lunghe!" "Mi è morto il barbiere!". Che vi ricorda? Cappuccetto Rosso, ovvio. 

Sì, insomma, tanto per incoraggiarvi ad andarlo a vedere. Ah, si baciano. Ah, in realtà è Depp il truffatore. Ops.

venerdì 7 gennaio 2011

38 Dicembre Duemiladieci.

Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene,
trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.

[cit. bimbaminkiavolgarotta960]



Ebbene, in virtù del privilegio conferitomi, di prestare il mio quanto mai basso livello di sanità mentale, nonché di senso dell’umorismo, alla voce di questo Blog* (Bravo, sei L’ultimo visitatOre, hai vinto un biglietto di andata -senza ritorno- per le Galapagos!), sperduto nel vasto Webbb, ma che noi riusciremo a portare all’attenzzzione mondiale (“Prof, che facciamo stasera?” “Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo: [si enunci il noto enunciato con compiaciuta enunciazione]”)dato l’alto impegno morale che ci muove, ovvero oppure acciocchè orbene.
Dunque, diciuevo, in virtù del suddetto privilegiuo, mi sento in dovere di costringere ora voi, amabili lettori, a subire le drammatiche conseguenze del coinvolgimento in un drammatico dramma, tratto da un manoscritto anonimo, ritrovato dopodomani, e che, ne siamo certi, avrà un grande successo, a partire da ieri.

Il vero dramma?
Che voi siate capitati qui, bella giuente.

*E’unmedicinalechepuòdare
Hipopotomonstrosesquipedaliofobia. Nelcasodimanifestazionedelsintomoripeteteconnoi:
Supercalifragilistichespiralidoso.

giovedì 6 gennaio 2011

Osservazioni ignorabili e personalissime sull'Istruzione (Italiana, e non) e sulla concezione di essa. Forse parte 1.

DISCLAIMER: Mi scuso con il mio collega e con tutti voi per l’aver pubblicato a breve distanza dall’ultimo post, ma ne sentivo l’esigenza. Vorrei, inoltre, avvisarvi che questo sarà un angolino serio: qualora siate in cerca di risate facili e l’argomento in sovraimpressione, comunque, non vi interessi, chiudete tranquillamente e tornate ai vostri affari (il che, comunque, vale sempre, quindi ho scritto un’ovvietà).
Prima di cominciare, vorrei comunicarti, caro lettore, che condivido il tuo timore: anch’io ho paura di scrivere le solite ovvietà sull’istruzione, che è tutto sbagliato, che ho paura per il mio futuro, eccetera eccetera. Tutte cose che abbiamo sentito un milione di volte, da gente che scriveva di averle sentite un milione di volte, ma che voleva scriverle lo stesso. Sono, tuttavia, di sani principi democratici, e dell’idea, quindi, che una chance debba averla pure io, e chi mi ama mi segua.
La spinta definitiva a scrivere mi è stata data dalla sessione di studio di oggi pomeriggio: si studiava l’Alessandro Manzoni, e devo dire che dagli sprazzi di lezione che avevo seguito - tornerò su questo tasto dolente - mi era parecchio piaciuto (ed è gia tanto...)! Insomma, il tono concitato, l’entusiasmo per i moti, l’incitazione delle masse, tutta roba forte! Altro che filande e lanzichenecchi! Dato, tuttavia, il metodo di studio a cui siamo spinti - e tornerò anche su questo -, il Manzoni me lo son studiato nel vero senso della parola solo oggi, e tutto è andato alla grande finchè non son giunta al seguente capoverso (chi fa parte del gruppo di classe alzerà gli occhi al cielo): è tratto da un libro di testo diffusissimo, almeno dalle mie parti.
Con estrema lucidità, egli sostiene che la Chiesa non ha origini umane ma divine e dunque la morale cristiana va misurata sul terreno assoluto della perfezione e della verità. Ebbene, la morale cattolica è superiore a qualsiasi morale laica perchè è l'unica perfetta, essendo più vera, più stabile più sicura, non soggetta alla relatività storica e alla varietà dei costumi. Il procedimento coerente, lucido, serratamente argomentativo (...)”
Si parlava dell’opera “Osservazioni sulla morale cattolica”. Tutto ciò ci porta (con troppe parole) al primo punto: l’eccessivo amore per il formalismo. Ma procediamo per gradi.
Sono rimasta spiacevolmente spiazzata dalle parole riportate, perchè mi sembra che spicchino il volo dalla dimensione di un qualunque ragionamento scorrevole, sfociando nella terribile piaga del forzato greggismo (non lo so se me la sono inventata io questa parola, ma esprime bene il concetto). Per spiegarmi, apro una “piccola” parentesi: lo studio della religione cattolica. 
Partirei dall’enorme -a mio avviso- problema in questa faccenda: la facoltà di esonerarsi. Quelli che mi conoscono meglio già storceranno il naso: anch’io sono esonerata, e oggi ne espongo pubblicamente le motivazioni. Sono personalmente convinta che lo studio della religione sia assolutamente necessario, e che -al contrario delle opinioni comuni- tiri in ballo questioni che non si limitano alla discussione sulla data di nascita di Gesù Cristo, ma che hanno legami fortissimi con la filosofia, e -udite udite- con la scienza, e tutti i loro derivati. Esporre le proprie opinioni sull’esistenza o meno di un ente che governi tutto questo ambaradan, e -nel caso- della sua natura , non vuol dire solo distinguersi dai Cattolici in quanto Testimoni di Geova, o Buddhisti, o Musulmani o Fedeli Seguaci di Maria: per questo esistono già le squadre di calcio. Io la vedo più come un amabile confronto che prenda le distanze da questo genere di etichette, che si privi di qualunque  pregiudizio e tiri fuori -per esempio- argomenti validi sul perchè si dovrebbe distinguere il concetto di “Dio” dal concetto di “caso”, sulla necessità di affidare la comparsa di questo pianeta a Dio piuttosto che al Big Bang, o sul più generale (ma ben più complicato) bisogno intimo dell’uomo di credere in qualcosa che si chiami “Dio”. Sono le prime cose che mi son venute in mente, ma si potrebbe parlare anche della storia delle Religioni, oppure del perchè nascono guerre di religione. Credetemi, sto tentando di esprimermi in tono assolutamente neutrale, per non far trasparire la mia personale posizione sul problema. Perchè, caro lettore, una posizione ce l’ho io, ce l’hai sicuramente anche tu, e -anche se in alcuni casi inconsapevolmente- ce l’hanno tutti gli altri: solo che essa deriva da riflessioni del tutto private o comunque derivate da confronti avvenuti al di fuori dell’ambito scolastico. Il che ci riporta al punto da cui eravamo partiti: abbiamo avuto il dono della disponibilità di un’ora nell’ambito dell’orario scolastico per confrontarci su tutte queste belle cose e non lo facciamo, ANZI ci viene addirittura detto in maniera (poco) meno prosaica “se volete starvene a casa, basta mettere una firma qui”. Ed io -che sproloquio da un quarto d’ora su quanto sarebbe utile rimanere in classe nell’ora di “religione”- quella firma l’ho messa. L’ho messa perchè io, negli anni passati, ci son rimasta in classe nell’ora di religione, ma non ne ho ricavato nulla all’altezza delle mie aspettative. “Hai delle aspettative troppo alte”, si potrebbe rispondere: se le mie aspettative nei confronti dello studio della religione devono ridursi ad un’ora passata a fare i compiti per casa delle altre materie -causa allontanamento prolungato (pari all’ora stessa) dell’insegnante dall’aula-, oppure ad un’ora di chiacchiericcio e di lamentele sul numero e sull’origine delle malattie contratte o correntemente sopportate dall’insegnante appena citato, sono contenta del mio esonero. E non lo sono. Rispondo all’eventuale risposta “eh, ma non tutti gli insegnanti sono così”, dicendo che l’insegnante quest’anno è cambiato, e il fulcro delle discussioni si è spostato dalle malattie al mal d’Africa, o -in altri casi- al proprio indirizzo di residenza e ai problemi relazionali con la classe e/o con la propria massa grassa. Non escludo, chiaramente, che qualcuno con un po’ di sale in zucca che insegni religione ci sia, ma la mia personalissima esperienza non lo mette in evidenza, e con i miei compagni di classe siamo già in 17, con tutti i ragazzi con i nostri stessi insegnanti raggiungiamo un numero tale da provare la teoria dell’opinione comune, chiamiamolo pure pregiudizio, verso l’insegnamento fallace della religione, che comporta inevitabilmente un elevato tasso di esoneri: nella mia classe, come ho già avuto modo di dire composta da 17  elementi, 15 sono esonerati. Spezzo, ora, una lancia a favore degli insegnanti dicendo che si crea senza ombra di dubbio un circolo vizioso: “mi trattano come una materia facoltativa, agisco di conseguenza, se a loro non garba quello che faccio nella mia ora, se ne stiano a casa”. E’ tutto molto, molto triste.
Come ci riporta questo al problema del formalismo? Per vie traverse, ovvero: ho parlato un bel po’ di un eventuale dibattito che ci potrebbe essere e che invece non c’è, ed è un problema di praticamente tutte le materie. Lo so, lo so, questa storia del dibattito critico è trita e ritrita...la formazione delle coscienze individuali e critiche tramite il confronto di opinioni, lo dicono tutti! E sono ovviamente d’accordo, ma per non ammorbarvi (vabè...) tento, invece, per chiarirlo anche a me stessa, di capire cosa succede in classe per cui queste coscienze proprio non vogliono formarsi. La principale obiezione, la prediletta da tutti i docenti, è sicuramente “devo finire il programma e non c’ho tempo”. E, in effetti, è vero: nella maggior parte dei casi i programmi sembrano infiniti in confronto al tempo a disposizione. Ma la domanda è: chi li fa sti programmi? Chi decide quanto tempo dedicarsi a ciascun argomento? Non tirate fuori accuse di eresie o critiche simili, ma siate obiettivi: ci serve davvero passare un quadrimestre (ragazzi si parla di metà anno!) solo ed esclusivamente su Dante? Già li vedo tutti i vostri commenti (?) che reclamano l’ “enorme importanza di Dante, era un autore incredibilmente attuale anche se vissuto secoli fa, non si può non conoscerlo”. Eccola lì, la frase più infame e più dannosa a cui si possa pensare: non si può non conoscerlo. Perchè? Perchè chi sa a memoria due-tre canti di Dante (potrei fare altri miliardi di esempi eh...) appare immediatamente come il custode della scienza in Terra? Perchè chi non conosce il teorema di Pitagora è ritenuto un idiota da rinchiudere? E perchè, invece, a chi non sa spiccicare una parola di inglese non viene rivolta nessuna critica? Chi ha deciso cosa “bisogna conoscere” perchè il proprio bagaglio culturale possa essere giudicato “sufficiente”? E non mi tiro fuori dalla mischia: anch’io ho certi pregiudizi, e vorrei tirarmene fuori!
Con questo non voglio gettare dalla torre le “nozioni”: il mestiere di un professore è questo, e se vado ad un’interrogazione di matematica senza sapere cos’è la proprietà commutativa ma recitando l’Amleto di Shakespeare con un teschio di gomma in mano, al massimo me ne torno a posto con 2+ per la simpatia. 
Mettiamo, però, il caso che io sia interrogata in Italiano sull’autore X: di X ho solo letto un brano, vado alla cattedra e lo analizzo nei temi, nei contenuti, faccio un discorso completo e dettagliato (e magari interessante!) sulle mie opinioni su questi temi, e magari dal brano ricavo l’opinione di X su tali temi, ma non so rispondere alla domanda “Sì, ma dove era nato X?”. Ora, non pretenderei certo il bacio accademico per questa interrogazione, nè dico che sarei mandata a posto con 5, ma perchè lo sguardo di sufficienza?
Perchè tutti -TUTTI ammettiamolo- diamo più valore ad una nozione accertata piuttosto che ad un commento personale. La “parola scritta” è tutto ciò cui ruota attorno l’istruzione. “Dove sta scritto?”, “Dove l’hai letto?”, “C’è qualche critico autorevole che lo dice?”, mai “L’hai pensato tu? E come ti è venuto in mente? Racconta”. 
Ero partita dai programmi, e devo parlare di un’altra cosa per concludere.
Cosa pensi tu se ti dico “lezione”? Sinceramente io non avrei in testa un’idea precisa, ma sicuramente sarebbe diversa da una conferenza. Le conferenze sono quelle in cui l’esperto entra, tutti lo applaudono, si schiarisce la gola, un bicchiere d’acqua, l’esperto parla, tutti fanno silenzio, le domande alla fine grazie. Bene, nelle nostre “lezioni” quotidiane (non tutte, eh, la maggior parte...) succede che il professore entra, tutti si alzano in piedi, fa l’appello, vammi a prendere il caffè, tutti fanno silenzio (perchè sanno per esperienza precedente che NON sarà di alcun interesse per loro), il professore parla (non “spiega”, parla), ragazzi se ci sono dubbi alla fine del mese, grazie. Beh, umpf.
Ne consegue un metodo di studio anticipatamente di carattere universitario: il professore ha parlato per tre mesi e non c’è stato modo di seguire una parola, prevedo l’interrogazione (vabè...l’esame!) tra due settimane, studio tutto da sola, e sarà una noia infinita. Ma è ovvio: in classe non è stato suscitato in me l’interesse, la curiosità per questo argomento, che se è finito sul libro e se è -appunto- ritenuto un must del mio bagaglio ci sarà pure un motivo. Perchè in classe non è successo “allora ragazzi sediamoci e smontiamolo insieme questo Virgilio, analizziamolo pezzo per pezzo, lui diceva questo, voi cosa ne pensate?”, c’è stato “allora ragazzi, Virgilio era un grandissimo autore e aveva grandi modelli blablabla”: beh se avesse fatto schifo col cavolo che lo avremmo dovuto studiare! E i libri, per quello che c’è scritto, sicuramente non aiutano.
Tutto questo per dire: sì i programmi sono lunghi, ci sono tante cose da fare, ma:
  • Perchè è un problema? C’è tanto da imparare no? Prenderla negativamente e lamentarsi trasmette ansia e fa passare quel poco di voglia che c’è.
  • Invece di passare le ore ad elogiare Cicerone o Gauss, si prendono i concetti-chiave e li si spiega, li si smonta -come ho già detto prima-, e, secondo me, si risparmia tempo e si guadagna in altri termini. E, cari prof, non fa niente se non ci fate imparare tutti i titoli delle Operette Morali: questo non è propriamente imparare, è solo esercizio per la memoria.
  • Vorrei che il verbo “smontare” (che sto usando a profusione) fosse inteso anche nel senso più popolano del termine: guardiamoli un po’ dall’alto in basso questi personaggi, non trattiamoli come mostri sacri, sono sicura che il più di loro non se la sarebbe presa. Volete che a Diogene che mandò a quel paese Alessandro Magno gliene sarebbe fregato qualcosa se non avessimo saputo quando è vissuto?
Si avverte a volte da parte dei docenti anche il bisogno di manipolare il nostro tempo in orario extra-curricolare: fai sport? Beh, sicuramente non studi abbastanza. Suoni il pianoforte? Sei una persona raffinata, ma arriverà il punto in cui te lo farai rinfacciare. Ti piace andare a cazzeggiare con gli amici in piazza dopo la versione? Sicuramente non eri abbastanza concentrato. Arriva il botto: fai un PON? Onta e disonore su di te.
Ragazzi, quelli che non frequentano la mia stessa sezione devono credermi: ho sentito prof criticare negativamente colleghi per il loro impegno nel campo dei PON, a me molto caro e molto conosciuto. Si tratta, alla fine, di ulteriore tempo passato a discutere e non certo di aria fritta, e lo si fa se si sa di poter comunque studiare adeguatamente per il giorno successivo: nessuno sarebbe così masochista, di farlo apposta non se ne parla neanche. Ma se non stai col sederino appiccicato alla sedia della scrivania almeno finchè non hai le allucinazioni della Madonna che balla il twist, non hai studiato abbastanza. 
E quindi cosa abbiamo? Abbiamo molta sfiducia, tanta che ognuno di noi ha un codice a barre come i pacchi di pasta. Abbiamo che il prof passa un quarto d’ora al giorno a compilare registri, ed un altro a lamentarsene. Abbiamo che ai piani alti importa solo che la scuola appaia “pulita ed in ordine”, perchè i soldi scarseggiano, e quindi i laboratori sono tutti lucchettati, o completamente vuoti ed inutili: è meglio tenere un microscopio sotto chiave, che cercare i soldi per ripararlo perchè si è rovinato per il troppo uso. Abbiamo che, però, tutti i computer hanno la webcam ed MSN installato. Abbiamo che per l’inaugurazione della biblioteca hanno invitato pure Briatore, ma ci puoi andare solo un’ora alla settimana (tra l’altro durante una lezione...) perchè tanta gente fa paura: si sono spesi tanti soldi per rimetterla a posto. Abbiamo che, però, la palestra ci cade a pezzi addosso, e che le condizioni igieniche siano discutibilissime. Abbiamo che per andare in bagno bisogna uscire da scuola e tornare a casa. Abbiamo che si può uscire da scuola e nessuno dice nulla! Abbiamo che andare al bar è il momento più bello della giornata scolastica...abbiamo che andare al bar, un giorno, automaticamente lo sarà anche di quella lavorativa.
Abbiamo che un professore su dieci è un grande professore, ma vorremmo che dieci su dieci di noi fossero grandi lavoratori un giorno. Abbiamo che c’è parecchio su cui lavorare. 

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Ok dopo questo sproloquio sicuramente inutile, approfitto per ringraziarvi delle 2000 visite, grazie! ^^
Probabilmente, se non mi linciate per la prima, arriverà la seconda parte, in cui presumo punterò il dito contro gli studenti dopo averne dette di tutti i colori contro i prof. Appena mi arriva l'ispirazione lo faccio, che poi basta aspettare la prossima assemblea di classe.
P.S. è chiaro che mi sono riferita esclusivamente alla scuola superiore perchè è quella che conosco meglio, tra qualche tempo probabilmente parlerò anche di Università. E temo quel tempo...Spero, inoltre, di non aver offeso nessuno: la mia unica intenzione era sfogare anni di insoddisfazione, non vorrei che ora mi odiassero tutti quanti XD
Ciao! :)

martedì 4 gennaio 2011

Metodo per diventare ricchi in una serata


So di essere in ritardo di ben quattro giorni, ma ho avuto un bel po’ di compiti arretrati da fare (come le 500 pagine di greco, sigh…). Questo post, infatti, avrei dovuto scriverlo il giorno di capodanno, in cui ho elaborato e testato (il tutto senza prevedere i felici esiti) il nuovo “metodo per diventare ricchi in una serata”, per l’appunto.

Siete rimasti a secco dopo le estenuanti partite al morto o al settemmezzo? Avete contratto dei debiti a interessi stellari con i vostri parenti e amici? O siete soltanto molto, molto tirchi e non volete scucire una lira per queste fandonie da perdigiorno? Ebbene, una soluzione ai vostri problemi esiste. O meglio, ne esistono due.


Soluzione n°1: chiedete un prestito a Strozus! Strozus è il tuo prestito di fiducia, il tuo prestito amico! Soldi fa-ci-li per tutti, e senza garanzie! A loro basta sapere come ti chiami e… dove vanno a scuola i tuoi bambini.


Se la prima soluzione non vi garba, ecco la

Soluzione n°2: munitevi di ghiande. Esatto, ghiande. Se mai, per caso, vi trovaste in una foresta di querce e il vostro sentiero fosse costituito dai mitici frutti per gli scoiattoli e dai loro cappellini carini (delle ghiande, non degli scoiattoli), non prendetele a calci! Non raccoglietele solo per scagliarle addosso ai vostri amici! Ma soprattutto, non sprecatele dandole come cibo a quei topuncoli obesi saltarami! No, no. Raccoglietene quante più potete e conservatele gelosamente nella tasca del giubbotto, fino al Natale prossimo. E fate come me: utilizzatele al posto dei soldi.

Voi non ci crederete (o forse sì, se siete un po’ tocchi) ma lo scorso 31, il sottoscrivente qui non aveva neanche un nichelino in tasca. Mapperò, cercando e ricercando, si è trovato tre bellissime ghiande più tre cappellini che, in mancanza di altre risorse, ha deciso di utilizzare per giocare all’Assoassino. E siccome è da mentecatti scrivere in terza persona, vi dico che dopo aver subito la triste perdita di due delle mie ghiande, HO VINTO.

Ecco una delle mie ghiande:


Oh gioia! Oh tripudio! Ho vinto la bellezza di 4,10 € giocando con delle ghiande!

Dopo questo, sfido chiunque a negare che le ghiande siano un valido sostituto al vil danaro.

Tuttavia, se non vi sentite ancora convinti dalla mia teoria ghiandolare (ma si dirà così?), il mio primo consiglio è assolutamente consigliabile.

Potete fidarvi di Strozus, perché Strozus in latino vuol dire farmakleck, ambarachestu, spichiravo... tutti sinonimi di acafiuma, naturalmente.

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Per questo post, vorrei ringraziare un sacco di gente ma in particolare: le ghiande (non solo quelle mie), il latino maccheronico (anche mio), un sacco di gente, l’inventore della troll face, l’inventore delle ghiande, e in ultimo, un mio caro amico di cui non ricordo bene il nome ma so che è del ’94 e fa il modello. Saluti a casa!